Starbuck Reserve – il mio viaggio sensoriale nel caffè

Starbucks Reserve

Ero tanto curiosa di sapere quello che sei mesi dopo il mio trasferimento
qui a Milano sarebbe accaduto in Piazza Cordusio,
in quel palazzo che da una vita è sempre stato il punto di riferimento per le Poste Italiane,
quel palazzo che di lì a poco sarebbe diventato uno dei punti di riferimento
per la gran parte del turismo e la gran parte della popolazione milanese
eccetto, probabilmente, i milanesi radicati, quelli in cui scorre nelle vene il vero sangue lombardo.

Perchè dico questo? Adesso ci arriviamo, un passo alla volta.

Leggevo praticamente su riviste online, articoli di blogger sparsi qua e là,
annunci di lavoro su tutte le piattaforme social e web,
dell’apertura di Starbucks Reserve, la catena di lusso di Starbucks,
ce ne sono solo tre in tutto il mondo!

Ero molto interessata e non vedevo l’ora che aprisse
dato che, per prendere il mio amatissimo frappuccino e il famosissimo muffin al cioccolato,
dovevo aspettare il primo viaggio utile in Europa per andare da Starbucks
e assaporarlo in quell’aria di serenità e tranquillità che solo in un bar come quello si respira.

Finalmente arriva il giorno di apertura, Milano in subbuglio,
i milanesi anche, anzi, soprattutto!

6 settembre 2018

Apre la roastery più grande d’Europa,
hanno puntato davvero tutto e lo hanno fatto davvero in grande!
Maxi schermo in Piazza Cordusio, linee tram, metro e bus interrotte, fotocamere dei cellulari dei giornalisti oscurate;
un’inaugurazione riservata a sole 1500 persone, compresi i dipendenti
quella del pubblico sarebbe stata il 7 settembre alle ore 09:00

Decido così, da comune mortale, di passarci davanti il giorno dopo l’inaugurazione (quella vera)
consapevole, comunque, che ci sarebbe stato un delirio poco normale.

“Noi italiani abbiamo insegnato agli americani a fare il caffè e loro ci insegnano come venderlo a 4 euro”

Così, il mio momento di gloria in fila per entrare dentro Starbucks, magicamente diventa cupo e scostante!
Una signora dall’età avanzata, come la classica strega dipinta dalla Walt Disney,
manda una sentenza a tutti noi in fila per entrare in un luogo dove, a suo parere,

“gli americani si sono appropriati di una cosa che appartiene all’Italia”

e che per questo non meritano la sua presenza e quella di nessun’altro.

A sua discolpa però l’amministratore delegato
(come se in fondo avesse sentito la signora)
specifica:

“Non vogliamo insegnarvi a fare il caffè, anzi vogliamo farvi vedere cosa abbiamo imparato”

cercando di conquistare i cuori delle persone che devono la loro vita al caffè
come i napoletani, ad esempio.

Credetemi, esser lì in fila è stato davvero logorante
quasi rimpiangevo quelle parole della signora e volessi scappar via anch’io
come poi, effettivamente, ho fatto pochissimi minuti dopo.

Decido a distanza di due mesi di tornarci un pomeriggio assieme alle mie amiche
e ragazzi, credetemi, è un museo del caffè!

Inizia così il mio viaggio sensoriale dentro Starbucks Reserve

Profumo di caffè, rosticceria ed eleganza
qui non si beve il caffè, qui dentro lo si venera!
E’ una vera e propria chiesa del caffè, dove la statua da ammirare
è la famosissima Sirena che rappresenta il brand Starbucks dalla sua nascita.

Aprendo la porta si entra in un nuovo mondo,
come sostiene il fondatore e presidente di Starbucks, Howard Shultz

«la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka»

Un mondo dominato da un’enorme botte metallica alta 6,5 metri che nasconde il degassificatore,
uno dei macchinari della grande torrefazione a vista che quasi pare “aggredire” i clienti.

Sei tipologie l’anno di chicchi di caffè che arrivano al serbatoio puri e ancora verdi
vengono lavorati in diretta e pompati lungo tubi in rame che accarezzano il soffitto del Reserve
e accarezzano in qualche maniera anche i sensi del cliente stesso
che ne rimane totalmente sopraffatto, quasi ipnotizzato.

Io ne sono rimasta tremendamente affascinata.
E’ un momento di estasi totale, per chi ama il caffè come me può capirmi
ma non può biasimarsi se invece di berlo al Cafè Gambrinus a Napoli cerco di provarlo dentro Starbucks.
Il tutto accompagnato da una musica lirica di sottofondo che combacia perfettamente col cammino dei chicchi di caffè
che cadono nei siluri di vetro pronti per essere trasformati in bevanda pronta da gustare.

Ma è dal design che si capisce subito di essere in Italia,
un gusto elegante e raffinato del trattamento dell’immobile,
grandi pilastri che si innalzano imponenti alle spalle del cliente dove, tra uno e l’altro,
possono ammirare il cartellone modello orario dei treni che inneggia alla cultura del caffè
e al rispetto della città della moda e del design che li ospita, Milano.

E non solo!
La cucina è italiana e firmata Princi, qui come nelle altre Roastery.
Pizza, focaccia, e tutta la rosticceria è cotta al momento.
Nessun dettaglio è da traslasciare, deve essere tutto estremamente perfetto.

Insomma, questi americani ci lasciano sempre senza parole
dunque, se vi dicessi che a breve si aprirà un altro Starbucks in centro presso l’ex locale DMail
all’angolo tra corso Garibaldi e piazza XXV aprile,
che cosa pensereste?

ah, e non dimentichiamo anche l’apertura a breve di un terzo locale all’aeroporto di Malpensa!

Se vuoi dai anche un’occhiata al sito ufficiale della Catena Starbucks Reserve!

 

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2 Comments

  • Reply Floriana 16 Novembre 2018 at 8:43

    Bellissimo amica mia, questo è un articolo che rimanda alle sensazioni che può darci un prodotto non soltanto visivamente ma anche sensorialmente. Questo è un viaggio sensoriale, perché chi verrà a visitare Milano passerà anche da qui è inevitabilmente si porterà a cada questo ricordo magico .
    Ti sosterrò sempre ….

  • Reply Valeria 19 Novembre 2018 at 15:40

    Non ho mai apprezzato la catena di Starbucks, se non quando ero ragazzina, a causa della sua grande popolarità online: ricordo che durante le prime gite scolastiche all’estero, questo café americano era un must per me e le mie compagne di classe!
    Ma dopo veramente pochissimo tempo mi sono dovuta ricredere, e mi è bastato sperimentare i prodotti di Starbucks per 3 o 4 volte per capire che non fossero tutto ‘sto granché (per non parlare del rapporto qualità-prezzo che non è tra i migliori!).
    A dire la verità, io adoro la “coffee culture” e l’idea di spendere ore in un café a chiacchierare o lavorare mentre sorseggio una bibita calda o fredda che sia, ma quando mi ritrovo all’estero cerco sempre di stare alla larga da Starbucks e optare, al contrario, per locali più tipici o particolari, in cui spesso l’offerta è anche più singolare e accattivamente.

    Nonostante questo, la prossima volta che capiterò a Milano mi piacerebbe fare un giro per il suo Starbucks, e perché no, provare un espresso e un prodotto da rosticceria: potrà anche sembrare un ordine del tutto usuale e banale, che di certo non emozionerebbe i più, ma vuoi mettere consumare uno snack in un luogo splendido come questo! Basta solo dare uno sguardo alle tue foto per capire che non si tratta di uno Starbucks come tutti quelli che puoi trovare in giro per il mondo; adoro profondamente l’aspetto industriale del locale così come l’idea che vi è alla base… Mi hai fatto venire una voglia pazzesca *____*

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