Quartiere Coppedè

Quartiere Coppedè un ponte tra incanto e stupore

Vi è mai capitato di andare in un posto e poi tornare e quando lo racconti ai tuoi amici uno di loro ti chiede se hai visto un posto che non hai visto? E lì che ti fai prendere dalle paranoie tipo:

” Peccato era a due passi dal mio albergo! Devo assolutamente tornarci e vedere quel posto!”

Spesso anche i posti più conosciuti al mondo hanno delle chicche che pochi conoscono

(Io infatti per evitare l’episodio precedente passo qualche giorno prima della partenza allo studio approfondito del posto che andrò a visitare, ma lasciate stare…sono io “fuori di testa!”)

Oggi vi voglio parlare del Quartiere Coppedè a Roma.

Un posto che nel mio ultimo viaggio a Roma una mia carissima amica, conoscendo i miei particolari interessi per la fotografia e l’architettura, mi ha fatto conoscere.

Il Quartiere Coppedè che, più che un quartiere, è un grande esperimento artistico che fonde Liberty, Art Decò, Gotico e stile medievale, richiama molto alla mente le architetture di Gaudì.

Infatti a primo impatto hai l’impressione di stare in un’altra città come se non te lo aspetti da una città come Roma questo tipo di architettura.

Coppedè è un complesso di 26 palazzine e 17 villini e si trova nel quartiere Trieste, zona Nomentana ed è stato realizzato tra il 1913 e il 1926 da Gino Coppedè durante il Fascismo.

Lo stesso Coppedè è definibile come «il Gaudì italiano», al vertice del cosiddetto “gusto eclettico”, testimone nel mondo di un marchio irripetibile, ultimogenito di quella famiglia fiorentina che fu prediletta dalla borghesia romana ma che, all’inizio del secolo scorso, stupì il mondo intero con arredi, palazzi e architetture.

Dovete saper anche che, per la sua particolare architettura, il quartiere ha ispirato molti registi ad utilizzarlo come location per i propri film. Come Dario Argento che girò qui due dei suoi più famosi film, Inferno e L’uccello dalle piume di cristallo, oppure come Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli, Ultimo tango a Zagarolo di Nando Cicero e Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy con Vittorio Gassman.

Si entra nel quartiere da via Dora, passando sotto un grande arco monumentale che congiunge due palazzi detti “degli ambasciatori”, alzate gli occhi e vedrete un mascherone grande al centro. Ne vedrete degli altri comunque, questa è una delle caratteristiche del quartiere, sotto l’arco, oltre a due caratteristici balconi a destra e a sinistra, si può ammirare un grande lampadario in ferro battuto incastonato in un soffitto decorato in modo veramente pregevole.

Una volta superato l’arco vi troverete in un luogo surreale fatto di palazzi decorati dalle forme e le dimensioni più strane. Vi accorgerete che ogni palazzo è ricco di particolari, decorazioni che raccontano una storia.

Entrando nella piazza principale, Piazza Mincio, potete ammirare la Fontana delle Rane, (chiamata così proprio per la presenza di questi animali) costruita nel 1924. Si dice che l’architetto Gino Coppedè prese spunto dalla fontana delle tartarughe del Bernini.

Questa fontana è anche famosa per via del bagno che i Beatles vi fecero vestiti dopo un loro concerto tenuto nella vicina discoteca Piper.

A destra della fontana delle rane, in Piazza Mincio 4, c’è il Palazzo detto “del Ragno”che deve il nome alla decorazione sul portone d’ingresso, un grosso ragno appunto a simboleggiare l’operosità.

Costruito da Coppedè nel 1920, il palazzo è suddiviso in quattro piani e una torretta.

Al terzo livello, sopra un balconcino con loggia, c’è un dipinto color ocra e nero raffigurante un cavaliere sormontato da una incudine tra due grifoni e una grande scritta in latino LABOR.

Sempre a piazza Mincio, ma dalla parte opposta, c’è il Palazzo Hospes Salve, un palazzo con decorazioni che ricordano i palazzi arabi, molto caratteristico e dov’è possibile entrare e ammirare l’ingresso.

Davanti a voi ora c’è il “pezzo forte” del quartiere, ovvero il “Villino delle Fate”, composto da tre villini che hanno muri in comune, e che hanno i loro ingressi su Via Aterno, Via Brenta e Piazza Mincio.

Questi tre edifici con le loro pregevoli decorazioni, torrette e piccole logge omaggiano Firenze, Roma e Venezia attraverso simboli e personaggi che ricordano le tre città.

Su via Brenta la città di riferimento è Venezia con il leone di S. Marco che affronta un veliero e il disegno di una meridiana su una facciata laterale.

Dall’altro lato del villino per rendere omaggio alla città di Roma sono raffigurati la lupa con Romolo e Remo sopra il parapetto di un balconcino.

Tutto il resto è decorato con scene di processioni, graffiti rappresentanti angioletti, motivi floreali, putti e frati

Proseguendo verso via Aterno 4 il villino si ispira a Firenze, si intravvedono intorno alla quadrifora le figure di Dante e Petrarca, la curia di S. Maria del Fiore, ma anche divinità romane e animali come api e leoni alati.

A destra un dipinto raffigura Firenze con la cupola della Chiesa di S. Maria del Fiore e il Palazzo della Signoria, con sotto la scritta “Fiorenza bella”

il Villino che omaggia Firenze, con Petrarca, Dante, la cupola del Duomo della città e la scritta “Firenze sei bella”.

Ma le sorprese che questa piccola parte di Roma riserva non finiscono qui, la passeggiata che vi ho appena descritto può essere letta anche in chiave esoterica…proprio così.

Si dice che l’architetto Coppedè fosse un massone e che, quindi, avrebbe disseminato il quartiere di simboli esoterici.

Il lampadario che si trova sotto l’arco dell’entrata non è solo un ornamento, ma anche l’inizio di un viaggio iniziatico. I massoni sono detti anche “figli della luce” intesa come “luce della conoscenza”, chiave per accedere alle verità nascoste. “Massoneria è ricerca della luce” scrisse nel XIX sec. Albert Pike, considerato papa della massoneria.

Sull’arco è rappresentata anche una coppa che richiama quella del Santo Graal, e colonne, torrette, figure apotropaiche, ossia immagini che hanno lo scopo di allontanare il maligno, rimandano alla Torre di Babele e al Tempio di Salomone.

“Entra in questa casa chiunque tu sia; Sarai un amico. Io proteggo l’ospite”, questa la traduzione dell’epigrafe latina fatta incidere sul Palazzo Hospes Salve.

A questo punto la passeggiata non è finita.

Se si è particolarmente amanti delle discoteche non si può non andare al Piper!! Una delle storiche discoteche di Roma. Si trova a due passi dall’arco di entrata, sulla sinistra, su Via Tagliamento, fuori dal quartiere chiaramente. Il Piper è lì dal 1965 e vi si è esibita le prime volte Patty Pravo, la ragazza del Piper appunto. Oppure potete fare una passeggiata su Viale Regina Margherita affollata da numerosi bar e buone gelaterie.

Per chi come me è amante dell’architettura e della fotografia sarà affascinato da ogni singolo particolare che questo bellissimo quartiere offre,un ponte tra incanto e stupore che vi consiglio di vedere assolutamente nel vostro prossimo viaggio a Roma.

Previous Post Next Post

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply


ARRICCHISCI IL TUO VIAGGIO
IL NOSTRO NUOVO PARTNERS DI VIAGGI

Civitatis è la società leader nella distribuzione online di attività, escursioni e visite guidate in spagnolo nelle principali destinazioni turistiche del mondo.

+680 Destinazioni +14.600 Attività +2.070.000 Clienti annuali